The Centrencephalic Space of Functional Integration: a Model for Complex Intelligent Systems

Nelson Mauro Maldonato1, Raffaele Sperandeo2, Paolo Valerio1, Marzia Duval1, Cristiano Scandurra1, Silvia Dell’Orco3

1University of Naples Federico II, Department of Neuroscience and Reproductive and Odontostomatological Sciences, Via Sergio Pansini, 5, 80131 Naples, Italy, nelsonmauro.maldonato@unina.it, paolo.valerio@unina.it, marzia.duval@unina.it, cristiano.scandurra@unina.it
2University of Basilicata, Department of Human Sciences, Via N.Sauro 85, 85100 Potenza, Italy, raffaele.sperandeo@unibas.it
3University of Naples Federico II, Department of Humanistic Studies, Via Porta di Massa, 1, 80133 Naples, Italy, silvia.dellorco@unina.it

Abstract

Se abbiamo recentemente iniziato a capire come il DNA dà vita agli embrioni e quindi agli individui, solo pochissimo è compreso delle intricate interazioni tra le basi biologiche della vita, l’ambiente e il cervello umano. L’accelerazione esponenziale del cambiamento tecnologico potrebbe cambiare molte, forse tutte, le regole che hanno guidato finora la nostra civiltà. È molto probabile che queste entità artificiali intelligenti impiegheranno molto meno tempo a comprendere i codici che le costituiscono, ottenendo forme di (auto) consapevolezza, capacità decisionali, capacità introspettive, lettura della mente e persino libero arbitrio. Se tutto ciò verrà raggiunto, nei prossimi decenni l’umanità sarà destinata a una profonda trasformazione culturale, epistemologica e persino fisiologica. In questo articolo intendiamo mostrare come il successo o il fallimento di una equilibrata co-evoluzione uomo-macchina dipenda anche da alcune risposte a domande scientifiche fondamentali che sono rimaste inesplorate, come la consapevolezza e il processo decisionale, la creatività, ma soprattutto al fattore adattivo che sosteneva più radicalmente e spingeva l’evoluzione oltre i limiti del nostro codice genetico: l’improvvisazione. Questo intreccio di matrici neuronali potrebbe essere all’origine di una comunicazione intermodale – consiste in un flusso di fenomeni semantici, immagini mentali e altro, sintonizzato grazie al “riconoscimento di pattern” nello spazio centrencefalico dell’integrazione funzionale – spiegando così le “azioni a spettro remoto” a la base del primario inconscio adattivo e sperimenta la vita.

If we have recently begun to understand how DNA gives life to embryos and then to individuals, only very little is understood of the intricate interactions between the biological bases of life, the environment and the human brain. The exponential acceleration of technological change could change many, perhaps all, the rules that have guided our civilization so far. It is very likely that these intelligent artificial entities will take much less time to understand the codes that constitute them, gaining forms of (self) awareness, decision-making skills, introspective capacities, mind reading and even free will. If all this is achieved, in the coming decades humanity will be destined to a profound cultural, epistemological and even physiological transformation. In this paper, we aim to show how the success or failure of a balanced man-machine co-evolution will also depend on some answers to fundamental scientific questions that have remained unexplored, such as consciousness and decision-making, creativity, but above all to the adaptive factor that more radically sustained and pushed the evolution beyond the constraints of our genetic code: improvisation. This entanglement of neuronal matrices could be at the origin of an intermodal communication —consists of a stream of semantic phenomena, mental images and more, tunedthanks to “pattern recognition” in centrencephalic space of functional integration— thus explaining “remote spectrum actions” at the base of primary adaptiveunconscious and experiences life.

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